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Il cammino del blu a San Quirico d’Orcia, Italia
giovedì 7 Aprile 2016
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JPEG San Quirico è un paese figlio della strada perché collocato lungo la via Francigena, l’antica via di comunicazione fra il nord Europa e Roma, capitale della cristianità. Per questo San Quirico, a differenza di altri borghi medievali, si è sviluppato attraverso i secoli con un dinamismo che si spiega solo con la presenza di questa importante strada.

Il Settecento fu un periodo di vero splendore. Il paese, passato in feudo alla famiglia Chigi dai Medici, dopo la caduta della Repubblica di Siena, vide il passaggio di numerosi importanti personaggi, uomini politici e uomini di chiesa, principi e papi.

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A San Quirico d’Orcia una fabbrica di ceramiche, la Chigi, ha visto nel XVIII secolo la presenza di artisti importanti che hanno fatto largo uso del blu, come testimoniano vasi da farmacia, madonne, piatti artistici e mattonelle. In quel periodo il cardinale Flavio Chigi fondò e finanziò la fabbrica di ceramiche di Fonte alla Vena, all’ingresso sud del paese, fuori della Porta Romana distrutta nalla seconda guerra mondiale.

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Ma la tradizione della ceramica era già presente a San Quirico perché, nel suo Giornale di viaggio, Michele de Montaigne, soggiornando a San Quirico dal 24 al 26 settembre del 1581, descrive il paese, le acque termali di Bagno Vignoni e scrive : « Considerando la pulitezza di questi vasellami di terra, che paiono di porcellana sì sono bianchi e netti e tanto a buon mercato, che veramente mi paiono più gustevoli per lo mangiare, che il stagno di Francia, massimamente brutto come si trova alle osterie ».

Dunque, già nel XVI secolo, in Val d’Orcia venivano prodotte ceramiche. Il territorio, del resto, è di natura argillosa. Il materiale veniva estratto lì e trasportato nei locali del forno. La preparazione e la decorazione del manufatto erano operazioni svolte prevalentemente a mano. Il pittore era il personaggio che aveva il ruolo più importante ed era in diretto contatto con il proprietario e con il responsabile della fabbrica per rispondere alle loro richieste.

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La manifattura di cui parliamo non era di grandi dimensioni ed è ancora oggi facilmente individuabile nei pressi di una fonte monumentale.
Si svolgevano qui anche i lavori di pittura, perché si hanno molte notizie della presenza di « tintori ». E molti erano gli operai impiegati presso la vaseria, come dimostrano i documenti d’archivio. Dunque, la vaseria favorì anche l’economia del territorio.
Presso la fabbrica dei Chigi si alternarono pittori importanti come Bartolomeo Terchi , Ferdinando Maria Campani e Giacomo Lupacci, un vasaio che faceva comprare all’Illustrissimo Signor Marchese, a Siena, una serie di colori fra cui la zaffera, un blu cobalto che si troverà spesso nella ceramica di San Quirico.

A Fonte alla Vena lavorò anche un artista come Francesco Antonio Piergentili, che abitò anche in una casa degli stessi locali di Fonte alla Vena.
Fu probabilmente Stefano Grogio, genovese, che importò dalla sua città lo stile delle splendide ceramiche bianche e azzurre.

La manifattura di San Quirico, considerata una delle più originali e artistiche manifatture del 1700, cominciò ad allargarsi dopo il 1717, con l’arrivo di Bartoomeo Terchi, un artista di grande fama.

Ma l’ultimo dei ceramisti che lavorarono a Fonte alla Vena fu Ferdinando Maria Campani, che si meritò il titolo di « Raffaello della maiolica » dai suoi contemporanei. Tra i colori che usava, la zaffera veniva richiesta da Livorno perché a Siena non si trovava. La zaffera macinata serviva ad ottenere un buon turchino. Era difficile trovare la zaffera, che spesso non si trovava nemmeno a Livorno e veniva fatta venire addirittura da Venezia.

L’opera della lavorazione e della decorazione di Fonte alla Vena a San Quirico durò per tutto il 1700 e con la fine del secolo la manifattura cessò la sua attività.

Ugo Sani, Fondazione Alessandro Tagliolini, San Quirico d’Orcia, Italie

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