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“ Il fascino del Blu oltremare nei dipinti del Santa Maria della Scala”
martedì 19 Giugno 2018
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Era il 1453 e Iachomo aveva viaggiato per giorni lungo strade bianche, sostando di tanto in tanto nelle stazioni di posta che incontrava lungo la via Francigena, aveva l’impressione che quel viaggio non avesse mai fine. L’aspettativa più grande era quella di raggiungere Roma, anche se la descrizione di Siena che gli avevano fatto i tre frati francescani incontrati durante una notte di temporale nello Spedale di Barberino Val d’Elsa, lo avevano incuriosito a tal punto da decidere di sostare nella città della Vergine.

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Iachomo si accorse di essere arrivato a Siena solo dopo aver oltrepassato la strana colonna di cui gli avevano parlato i tre frati, era il luogo in cui un anno prima, il 4 febbraio 1452, il Federico III d’Asburgo aveva incontrato Eleonora di Portogallo, alla presenza del vescovo di Siena Enea Silvio Piccolomini.

Fin dai primi passi Iachomo fu attratto dai colori della città, era primavera e il verde brillante degli orti e dei frutteti contrastava con il rosso dei mattoni della cinta murata. Gli intonaci colorati degli edifici producevano un senso di vitalità, la stessa che si respirava attraversando la Piazza del Campo con i venditori ambulanti che promuovevano festanti le loro merci. L’ultimo tratto del percorso fu particolarmente faticoso, la fame iniziava a farsi sentire, ma la vista della facciata della Cattedrale di Santa Maria Assunta pose fine a ogni sofferenza. Le straordinarie statue in marmo scolpite da Giovanni Pisano raffiguranti Sibille, Profeti e Filosofi dell’antichità, sembravano animarsi sotto gli occhi dei presenti, ma l’attenzione di Iachomo andò ancora una volta ai colori dei marmi della facciata: il marmo bianco venato della Montagnola, il serpentino di Crevole ed il calcare rosso ammonitico di Gerfalco.

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Iachomo rimase ad ammirare lo splendore di quelle pietre per ore, fino a quando la quiete fu turbata dal rumore di una folla scalpitante. Erano i poveri della città che una volta alla settimana potevano entrare dentro lo Spedale Santa Maria della Scala per ricevere cibo e abiti. Anche la facciata dell’Ospedale era colorata, ricoperta dagli affreschi con le Storie della Vergine dipinte da Simone Martini e Ambrogio Lorenzetti, due pittori senesi del primo Trecento la cui fama aveva varcato le mura senesi, arrivando addirittura fino in Francia. Iachomo non ebbe il tempo per osservare quelle pitture che fu trasportato dalla folla all’interno del Pellegrinaio, un grande ambiente voltato e decorato con le scene narranti la vita quotidiana dell’Ospedale, dalla cura dei malati alla distribuzione delle elemosine, dall’accoglienza degli orfani alla loro educazione.

Iachomo era stordito dal tripudio di colori degli affreschi e fu costretto a cercare un luogo appartato dove poter riposare. Trovò la quiete nella Cappella del Manto, vicina al Pellegrinaio. I toni dominanti del blu del soffitto contribuivano a creare un’atmosfera di calma e intima tranquillità. Due pellegrini contemplavano la volta stellata come fosse un richiamo verso l’infinito, verso il cielo. Il blu oltremare era il colore preferito di Iachomo, lo aveva visto per la prima volta nelle vetrate di Chartres, prima di partire per il pellegrinaggio lungo la via Francigena e da quel momento se n’era innamorato. Del resto, in quel tempo. il blu ottenuto con preziosa polvere di lapislazzuli o di azzurrite, era particolarmente di moda, veniva associato alla sapienza divina, alla fedeltà ed era sinonimo di regalità.

Iachomo rapito da tanto splendore non aveva notato la bella Madonna affrescata sulla parete di fondo, si trattava di una delle tante rappresentazioni della Vergine protettrice di Siena, che veniva invocata dai cittadini nei momenti di difficoltà. Quella della Cappella del Manto era stata dipinta da Domenico di Bartolo nel 1444, la sua veste era azzurra rifinita ai bordi da ricami dorati e dello stesso colore era anche il mantello che, sorretto da angeli, ospitava religiosi e fedeli inginocchiati. Iachomo era confuso da tanta bellezza, avrebbe voluto trascrivere le sue emozioni in pittura ma non si era mai dilettato nel’arte e neppure conosceva l’origine di quei splendidi colori. In quel momento stava passando in Cappella Lorenzo di Pietro, il pittore che tutti chiamavano il Vecchietta e che pochi anni prima era stato il capo-maestro del grande ciclo pittorico del Pellegrinaio. Iachomo colse l’occasione al volo e gli chiese maggiori informazioni sul colore blu che lo affascinava più degli altri. I pigmenti blu erano essenzialmente due: l’oltremare, il più prezioso ottenuto dai minerali di lapislazzuli provenienti dall’Afganistan, e l’azzurrite, leggermente più economico, che era ricavato da un carbonato basico di rame estratto in Europa. Il pittore, onorato di ricevere le domande del pellegrino, recitò addirittura un passo di un antico ricettario medievale: “Azzurro oltramarino si è un colore nobile, bello, perfettissimo oltre a tutti i colori; del quale non se potrebbe né dire né fare quello che non ne sia più. E di quel colore, con l’oro insieme, o vuoi in muro, o vuoi in tavola, ogni cosa risplende.”

Iachomo era tanto attratto da questi racconti che avrebbe voluto stare a sentire il Vecchietta per ore e ore, ma quando capì che quei colori erano troppo costosi per le sue tasche, decise di lasciar perdere la pittura, quindi prese penna e calamaio e preferì descrivere in poesia la profondità del blu dipinto nei soffitti del Santa Maria della Scala. La permanenza a Siena era durata fin troppo, fuori era ormai buio e sarebbe stato meglio dormire; la tappa successiva era San Quirico d’Orcia, a 42 km di distanza, e solo dopo un buon riposo sarebbe stato possibile raggiungerla.

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